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La Corrente dei Macchiaioli

G. Fattori Bestiame al pascoloSicuramente uno dei più interessanti ed innovativi movimenti artistici della pittura italiana di metà Ottocento, sviluppatosi a Firenze tra le pareti del Caffè Michelangiolo, uno dei luoghi di ritovo prediletti dagli artisti cosiddetti “Macchiaioli”.
Il termine venne coniato nel 1862 da un anonimo recensore della «Gazzetta del Popolo» che con un certo tono dispregiativo, aveva così definito quei pittori che intorno al 1855 avevano dato origine ad un rinnovamento di stampo antiaccademico della pittura italiana. Il termine Macchiaioli deriva dalla tecnica detta a “macchia” che consentiva la definizione dell’immagine tramite rapide pennellate di colore accostate, con effeti di intensi contrasti cromatici.
F. Zandomeneghi Il tèLoro acerrimo nemico era l’accademismo, ovvero quel modo di dipingere secondo il gusto corrente, che seguiva un conformismo troppo lontano da quella che era la vita vera. I macchiaioli a volte esageravano, nascondendosi dietro ad un compiaciuto umorismo, attaccando anche i grandi maestri dell’arte classica e del Rinascimento italiano. Si allontanavano da tematiche ormai stereotipate, facendo quasi a “gara” nello scovare soggetti da dipingere che fossero tra i più umili: pagliai, carretti, mercati, campi agricoli, in modo che figure e luoghi fossero testimoni della pulsante vita vera.
Per questi motivi, in così netta rottura con le convenzioni artistiche da tempo cristallizzate, saranno respinti da molte esposizioni ufficilali, ma nonostante questo porteranno avanti con coraggio le loro idee e le loro innovazioni. 
I confini cronologici relativi allo sviluppo della corrente appaiono labili, oggi si ritiene di far risalire gli esordi attorno al 1856 e il culmine al 1870, quando l’esperienza comune della macchia sembra decadere come estetica di gruppo.

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