agosto: 2017
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Cafiero Filippelli

FilippelliCafiero Filippelli (1889-1973) nacque a Livorno e, fin dalla tenera età, dimostrò la sua precoce predisposizione per l’arte figurativa, attraverso il disegno e la pittura. Insofferente ai dettami della struttura scolastica, molto spesso, abbandonava l’aula per dedicarsi alla sua principale passione, ovvero il disegno, realizzato anche attraverso strumenti e supporti di fortuna, come i gessetti ed i marciapiedi della sua città. Dopo tutto, ogni supporto si rivelava ideale per assecondare il suoi bisogno viscerale di dipingere. Di conseguenza, sua madre decise di iscriverlo presso la Scuola d’Arte e Mestieri di Livorno. Attraverso la scuola, grazie all’ottenimento della borsa di studio “Banti”, riuscì ad entrare alla Scuola del Nudo presso l’Accademia di belle Arti di Firenze, dove giunse in contatto con artisti del calibro di Giovanni Fattori e Galileo Chini.
Dopo essersi sposato, venne chiamato a combattere negli scontri relativi alla prima guerra mondiale. Al suo rientro dalle armi, fu assunto in una fabbrica come decoratore delle testate in ferro dei letti dove, in qualche modo, può sfogare i propri bisogni artistici attraverso la realizzazione di semi-sculture per queste testate. Questa sua passione però non si esauriva sul lavoro e, infatti, una volta di ritorno a casa continuava a dipingere scene d’intimità familiare. I suoi primi modelli, non furono altro che sua moglie, i suoi figli e sua madre, protagonisti di opere dalle atmosfere suggestive ottenute attraverso l’ausilio della luce artificiale dei lumi a petrolio o del caminetto acceso.
I personaggi della quotidianità, ritratti con le loro espressioni reali, i loro stati d’animo, costituiscono l’elemento dominante della pittura di Filippelli.
Nei suoi celebri “interni” troviamo, inoltre, una vera e propria celebrazione della figura femminile, in tutti i suoi aspetti ma, in particolare, nel suo essere regina del focolare, vero perno della vita familiare. Non mancano però, nella sua produzione, magnifiche vedute degli aperti paesaggi toscani: scogliere, coste, pinete, campagne, ma anche gli scorci della sua amata Livorno.
Tra i suoi primi successi e riconoscimenti non vanno dimenticate le sue partecipazioni alla Primaverile Fiorentina nel 1922, alla Quadriennale di Torino nel 1923 ed alla Biennale di Roma. Inoltre, nel 1924 e nell’edizione successiva fu presente alla Biennale di Venezia.
Ad attirare l’attenzione e l’apprezzamento da parte del pubblico furono, soprattutto, le sue piccole tavolette che riproducevano, le già citate, scene di vita domestica, nelle quali Filippelli fu in grado di rappresentare persone comuni con una profonda sensibilità.
La critica riconobbe in Filippelli un vero talento, quasi istintivo, con una forte predisposizione per il ritratto ed il senso per le luci e per il colore. In questo momento della sua carriera, l’artista fu, dunque, oggetto di una corte spietata da parte di collezionisti, mercanti d’arte e galleristi.
Filippelli, nonostante fosse soddisfatto dei successi raggiunti, continuava a rammaricarsi del fatto di essere riconosciuto solo in qualità di “pittore degli interni”, tano che spesso diceva: “Vorrei che mi stimassero anche per tutti quei quadri che ho dipinto alla luce del sole, anche perché provengo dalla scuola dei Macchiaioli e dipingere all’aria aperta è sempre stata la mia gioia più grande”.
Oltre a Livorno, la sua città natale, un altro paesaggio ispiratore fu per lui Parlascio, paese in cui passava circa tre mesi l’anno, potendo assaporare la semplicità della vita contadina  e che considerò come la sua seconda casa.
Tra il 1922 ed il 1942, periodo in cui Filippelli raggiunse la piena maturità artistica, partecipò a numerose manifestazioni espositive personali e collettive. I numerosi viaggi gli permettono, inoltre, di entrare in contatto con nuovi scenari, importantissimi per l’evoluzione della sua pittura.
Filippelli , nonostante i problemi di salute, continuò a dipingere fino al 1973, anno della sua morte. La sua lunga e prestigiosa carriera lo ha portato a raggiungere una fama ancora viva, che lo rende uno dei protagnisti nel panorama artisitco nazionale.

A caratterizzare le opere di Filippelli sono, soprattutto, famiglie riunite attorno ad una tavola imbandita, o donne intente nelle abituali faccende domestiche. La luce è però, forse, l’elemento capace di fare le reale differenza, valorizzando le linee morbide ed i colori caldi e pastosi utilizzati dall’artista. Sarebbe però, estremamente, riduttivo, confinare tale artista alla sola riproduzione d’interni. Filippelli, infatti, ha perfettamente accolto l’eredità dei suoi predecessori macchiaioli, alla quale ha dato spazio nei suoi incantevoli paesaggi eseguiti dal vero. Egli fu, inoltre, un ottimo pittore di nudi femminili, attentamente studiati dal punto di vista anatomico.

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