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Telemaco Signorini

Telemaco Signorini (1835-1901) fu uno dei protagonisti di spicco della corrente macchiaiola, forse il più colto e certamente uno dei più polemici, oltre ad essere un artista di grande qualità fu anche un ottimo scrittore, ed affidò molto spesso i propri pensieri alle pagine del “Gazzettino delle Arti del Disegno”.
T. Signorini Ponte Vecchio a FirenzeAll’interno delle sue opere ritroviamo la sua inquietudine, la continua voglia di conoscere e rinnovarsi, caratteristica della sua personalità. Nel suo operato si possono distinguere due fasi principali, la prima delle quali lo vede tra i sostenitori più accesi della “macchia”. Nella seconda è invece possibile cogliere un addolcimento dei colori, forse frutto dei suoi contatti con gli artisti di Parigi e Londra.
Figlio di un famoso vedutista della Firenze granducale, Giovanni Signorini, in gioventù frequentò l’Accademia, ma solo la scuola libera del nudo.
Nutrì fin dall’inizio sentimenti patriottici e partecipò ad alcune campagne garibaldine.
Nel 1855 troviamo Signorini all’interno del Caffè Michelangiolo e nel ’56 è a Venezia, dove conobbe Abbati, amico d’arte e di vita. Al suo ritorno, presso La Spezia, si dedicò a quadri di storia di ispirazione letteraria. Saranno i primi riusciti studi macchiaioli, risolti attraverso contrasti luministici e tonali, alla maniera dei bozzetti.  All’inizio degli anni Sessanta utilizzò la sua nuova tecnica per ritrarre le case e i rustici di Riomaggiore, luogo da lui molto amato e che ne divenne il ritiro in tarda età.
T. Signorin Santa Maria de'BardiNel 1861 partì per Parigi, primo viaggio di una numerosa serie verso la città francese, dove ammirò in particolar modo i dipinti di soggetto campestre. Tornato a Firenze apportò dei cambiamenti al suo stile. Rimase punto fermo nella sua arte il concetto secondo il quale il paesaggio doveva essere rappresentazione della contemporaneità e lo svilupperà dirigendosi sempre più verso il realismo. Questi furono anche gli anni in cui Signorini visse l’esperienza del “Gazzettino delle Arti del Disegno”, fondato dal teorico del gruppo dei Macchiaioli Diego Martelli.
La sua curiosità intellettuale lo indusse sempre a guardare con interesse le varie espressioni figurative e a confrontarsi anche con i crudi soggetti della contemporaneità, soprattutto a partire dalla metà degli anni Sessanta. Fra gli anni Settanta e la fine del secolo si susseguirono numerosi viaggi che arricchiranno l’evoluzione artistica di Signorini. Il confronto con artisti a lui contemporanei lo spronò ad aggiornare costantemente le proprie ricerche sulle esperienze più attuali e innovative.
Nel 1883 rifiutò la carica di professore all’Accademia di Firenze, nonostante questo venne premiato da questa istituzione nel 1892.

Alcuni critici hanno imputato a Signorini di non possedere uno stile unitario, ma è forse questo il punto di forza dell’artista, che si dimostra in grado di cogliere le differenze tra i soggetti e gli ambienti da lui ritratti. T. Signorini Sulle colline di SettignanoEgli varia a seconda che debba rappresentare un paesaggio toscano, parigino o inglese, ma questo indica la facoltà dell’artista di capire e rendere le differenze di natura, cultura ed atmosfera di ogni determinato luogo.
La carriera atistica di Signorini non può prescindere da quella di letterato. Oltre alle pubblicazioni sul “Gazzettino”, scrisse per varie riviste d’arte, nel 1877 furono pubblicate le 99 dicussioni artistiche e i suoi articoli sul Caffè Michelangiolo confluirono nell’ampio volume Caricaturisti e caricaturati al Caffè Michelangiolo nel 1893. Infine, pubblicato postumo nel 1903, sarà la volta di Riomaggiore, breve diario del pittore.

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