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Guido Guidi

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Raffaello Sernesi

Raffello Sernesi (1838-1866) nacque a Firenze, figlio di un vinaio di San Frediano, ultimo di molti fratelli, si formò giovanissimo prima come apprendista presso un incisore di medaglie e poi fequentando la scuola libera di pittura di Ciseri fino al 1859, da cui trasse eleganze di sapore purista da lui mai dimenticate.
Lasciò la scuola per problemi economici e nello stesso anno tentò di partire come volontario per la seconda guerra d’indipendenza, ma fu impedito dalla madre.
Continuò la propria formazione come autodidatta, esercitandosi sulla copia in disegno degli antichi maestri toscani.
A segnare lo sviluppo artistico di Sernesi furono due momenti fondamentali durante la sua vita: la partecipazione agli ideali patriottici e ai moti unitari, unita alla sua conversione religiosa, che lo portò a concepire la pittura con un amore totale e con uno spirito contemplativo.  

      R. Sernesi Tetti al sole

Fu forse il 1860 l’anno in cui conobbe Telemaco Signorini, amicizia molto fruttuosa per il giovane. Si avvicinò così al movimento dei macchiaioli e seppur con uno spirito diverso dal materialismo di stampo positivista comprese subito il valore della sperimentazione macchiaiola, di cui condivise il metodo formale. La conversione religiosa, forse favorita dalle letture di alcune opere di carattere filosofico, lo spinsero a guardare il vero con sguardo mistico e questo influenzò per molti versi la sua opera.R. Sernesi Ladruncoli di fichi
Nel 1862 si recò a Napoli, dove dipinse interessanti scorci di paese, giocati sulla solarità della luce mediterranea e nel 1863 fu ospite di Diego Martelli a Castiglioncello dove approfondì l’uso della luce in funzione compositiva ed emozionale.
Mosso da fervente spirito patriottico fece parte dell’esercito dell’Italia Centrale, voluto da Ricasoli dopo l’armistizio di Villafranca. Nel 1866, allo scoppio della terza guerra d’indipendenza per la conquista del Veneto e del Tridentino, il giovane partì ancora in uniforme come volontario in artiglieria. Morì poco dopo durante gli scontri per una grave ferita ad una gamba.

La critica oggi tende a distinguere l’opera di Sernesi da quella dei contemporanei macchiaioli, mentre questi ultimi restano legati ad un positivistico studio della fisica della luce, la luminosità di Sernesi si carica di misticismo. La sua religiosità non si volge in senso devozionale, ma si apre al Trascendente calato nella realtà, con una modalità di pittura ricca di sensibilità. Meno legato al verbo materialista e più teso, anche con risultati altissimi, all’Assoluto.

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