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Guido Guidi

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Giuseppe Abbati

Giuseppe Abbati (1836-1868), figlio di un pittore, nacque a Napoli, ma presto dovette trasferirsi a Venezia con la famiglia, città nella quale assistette già da bambino ai moti del 1848-1849 e alla sua difesa da parte di Daniele Manin, e dove studiò presso l’Accademia dal 1850 al 1853.
Dopo il 1856 fece ritorno a Napoli e cominciò a dedicarsi alla pittura di interni, lavorando in linea con gli insegnamenti paterni ed ottenendo un discreto successo.
Sempre accesa e costante fu la sua partecipazione agli eventi del Risorgimento italiano, nel 1862 si recò in Aspromonte a combattere al fianco di Federico Zandomeneghi. Tornò a combattere a Capua, dove perse l’occhio destro e, nel 1866, combattendo come sergente dei bersaglieri, fu fatto per breve tempo prigioniero.
G. Abbati Il chiostroAlla fine del 1860 si trasferì a Firenze, dove si stabilì definitivamente, entrando in rapporto artistico, ma anche amicale, con il gruppo dei Macchiaioli, con i quali condivise l’affermazione del pensiero positivista a sperimentare nuove maniere formali, volte a ribadire il valore autonomo dell’arte. Tra 1860 e 1868, anno della sua prematura scomparsa, si sviluppò l’intensissima produzione artistica di quello che fu uno dei più geniali esponenti del gruppo fiorentino.
Proseguendo nella sua attività di pittore, partecipò alle esperienze delle falangi macchiaiole della Pergentina e di Castiglioncello, dove fu ospite con gli altri nella villa di Diego Martelli. Da questo momento alternò le vedute dei dintorni fiorentini alle immagini della campagna di Castiglioncello. Dal 1865 le sue tele si arricchirono di toni evocativi e sentimentali, con una particolare attenzione per la figura umana.
Tra il 1866 e il 1867, dopo aver partecipato alla terza guerra d’indipendenza, si appartò per un periodo di intensa riflessione sulla pittura, intrattenendo sempre una fitta corrispondenza con i compagni.
Per il morso di un cane affetto da idrofobia, nel 1867, si ammalò e morì a soli trentadue anni nel 1868 all’ospedale di Santa Maria Nuova a Firenze.
Lo sconforto e lo sgomento dei compagni furono immensi, consapevoli della perdita dell’uomo e dell’artista di genio che egli incarnava. Essi si diedero da fare per promuoverne le opere, affinchè potessero aiutarne finanziariamente la famiglia. 

G. Abbati Baia a Caletta                                      
Oggi Abbati viene considerato uno tra i più colti, severi e malinconici membri del gruppo fiorentino, il quale, nel giro di neppure un decennio, dipinse opere di altissimo livello, soprattutto in merito allo studio della luce. Egli fu in grado di costruire le sue figure per mezzo di nette campiture di colore, accostate con sapienza e maestria, e con essenziali mezzi pittorici. Secondo la critica, l’origine delle sue opere è da ricercare nel paesaggismo romantico di origine mitteleuropea, ma anche nel pensiero positivista francese contemporaneo, per via del taglio originale della sua investigazione. La sua maggior dote è individuabile nell’indagine luministica, nel voler rendere con esattezza la luce naturale sulle tele ed inondarle di un carattere spirituale, preferendo sempre atmosfere silenziose. Il suo lavoro si basa su un’ analisi lenta e meditata, che si concentra sui problemi presenti nella pittura di interni e di paesaggi solitari, nei quali inserisce sempre un sottile senso di mistero.
Molto ricco culturalmente, nutrì il suo spirito tramite letture profonde di carattere filosofico, fu però sempre povero di mezzi economici.

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