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Guido Guidi

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Oscar Ghiglia

Oscar Ghiglia (1876-1945) nacque a Livorno e dopo la morte del padre rimase con la madre ed i due fratelli in difficilissime condizioni economiche. Iniziò a lavorare da bambino presso una fonderia, ma problemi di salute lo costrinsero ad abbandonare. Iniziò a disegnare con le stesse matite che vendeva attraverso la sua attività di ambulante. Alla fine degli anni Novanta conobbe Llewelyn Lloyd, grazie al quale frequentò saltuariamente lo studio di Guglielmo Micheli, dove conobbe Amedeo Modigliani.
O. Ghiglia Natura mortaNel 1900 a Firenze, Giovanni Fattori lo incoraggiò affinchè facesse dell’arte il suo unico mestiere, iscrivendolo alla Scuola libera del Nudo. Restò sempre forte, nonostante la lontananza, anche l’amicizia con Modigliani. Nel 1901 esordì all’Esposizione Internazionale di Venezia, replicando l’esperienza nel 1903. Espose, nel 1904, alla Secessione di Palazzo Corsini, dove i suoi ritratti incontrarono il favore di pubblico e critica, colpiti sia dal fascino delle fisionomie che dalla sua tecnica.
Espose ancora nel 1907 alla discussa sala dei secessionisti di Firenze e alla I Biennale Romagnola d’Arte di Faenza nel 1908. Seguì un periodo di interruzione della sua attività espositiva, che riprese attorno agli anni Venti.O. Ghiglia Donna allo specchio
Nonostante il temporaneo abbandono, egli continuò ad eseguire ritratti su commissione e a dedicarsi soprattutto ad interni e nature morte. Volse inoltre, i suoi studi verso le ricerche volumetriche di Cézanne, dalle quali però non si fece troppo influenzare. Le sue nature morte, i vasi, rappresentano una realtà solida, stabile, con l’unione ad un colore forte, quasi smaltato, il quale però non conduce l’oggetto all’astrazione, ma lo assolutizza.
All’allontanamento dai canali dell’arte ufficiale, si accompagnò un’attività episodica nel campo della grafica editoriale.
Nel 1926 partecipò alla Prima Mostra del Novecento Italiano, organizzata da Margherita Sarfatti alla Permanente, legato, come altri del gruppo dei Postmacchiaioli, all’analisi precisa della realtà, che induce ad interpretare gli oggetti come colori e volumi.
La Galleria Pesarò ospitò la sua prima grande mostra nel 1929. Morì a Firenze nel 1945.

Alla base di una produzione pittorica, soprattutto di ritratti, straordinaria, fu il suo studio sui classici Quattrocenteschi e Cinquecenteschi. Egli però seppe modulare i grandi maestri del passato attraverso un linguaggio personalissimo e riconoscibile. Le figure di Oscar Ghiglia, siano esse persone o nature morte sono costruite interamente con il colore, è il colore stesso, sempre vivo ed acceso, a delimitarne contorni e volumi. Certamente significativo fu per l’artista anche lo studio dei lavori di Cézanne, da lui molto apprezzato, che lo porteranno a prediligere forme geometriche e contorni più netti. Evidente anche il suo particolare interesse per le Secessioni europee, soprattutto in direzione simbolica e neocinquecentesca, in linea con la sua formazione.

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