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Guido Guidi

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Mario Puccini

Mario Puccini (1869-1920) nacque a Livorno e rivelò molto presto il suo talento presso l’accademia di Belle Arti di Firenze, dove si iscrisse nel 1884.
Poco dopo partecipò all’eposizione della Società d’Incoraggiamento, propose le sue opere anche alle mostre fiorentine fino al 1889, ottenne la medaglia d’argento alla scuola libera di Proiezione e si iscrisse alla Scuola libera del Nuodo.
M. Puccini Bambina nei campiNel 1893 subentrò in lui la depressione, forse dovuta a delusioni sentimentali, curata però come pazzia prima presso l’Ospedale di Livorno, poi trasferito all’ospedale psichiatrico di San Niccolò a Siena, fino al 1898. Della produzione di questi anni sopravvive solo qualche scarsa testimonianza.
Fatta eccezione per la partecipazione alla III Esposizione d’Arte di Livorno, nel 1901, non riprese subito la propria attività. Nel 1907 si allontanò dalla famiglia, questi furono gli anni in cui le sue opere focalizzarono l’attenzione di critica, pubblico e dei pittori contemporanei. Ad essere maggiormente apprezzate furono le sue nature morte.
Il suo sviluppo artistico fu certamente influenzato dalla frequentazione del Caffè Bardi, che fu ritrovo per artisti e letterati livornesi del primo Novecento.
Dal 1911 Puccini iniziò a vendere con successo le proprie opere, compì un viaggio in Francia ed iniziò a riprendere, con ritmi non troppo serrati, la propria attività espositiva, aumentando la cerchia di mercanti e collezionisti interessati ai suoi lavori.
La mole di lavoro all’aria aperta aggravò la sua infezione polmonare, fu ricoverato a Firenze, all’Ospedale di Santa Maria Nuova dove morì nel 1920, un giorno dopo il suo ricovero.

Il carattere dominante delle opere di Mario Puccini fu il colore, M. Puccini Fascinaiaacceso ed evidente nei contrasti e negli accordi più audaci. Allievo presso Giovanni Fattori, nel disegno fu accuratissimo, ma nell’impostazione del colore fu guidato da un impulso interiore, un fluido accostarsi di pennelleta confluenti le une nelle altre, con il risultato di un fantastico cromatismo. Accanto a questa “follia” cromatica in altre sue opere si ritova una certa pacatezza, fatta di toni neutri, delicati, in cui sembra distendersi l’irrequietezza dell’artista. Molto spesso le sue composizioni risultano risolte attraverso l’uso sapiente del colore, che in alcuni casi soppericse anche ad imperfezioni formali. In generale, nelle tele di Puccini ritroviamo il riflesso della sua vita e della sua condizione personale.

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