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Guido Guidi

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I Tommasi

La famiglia Tommasi, benestante livornese, si trasferì a Firenze nel 1881 presso la Villa La Casaccia, al fine di favorire le inclinazioni artistiche dei due figli Angiolo e Ludovico. In realtà, fin dal 1877 Adolfo Tommasi, cugino di Angiolo e Ludovico, introducendo nella famiglia il grande artista Silvestro Lega, il quale influì moltissimo sulla formazione dei tre artisti livornesi, contribuì ad incoraggiare il trasferimento nel capoluogo toscano.
Nacque così il celebre Cenacolo di Bellariva, frequentatissimo da intellettuali ed artisti appartenenti alla cerchia dei macchiaioli.

Adolfo Tommasi (1851-1933), cugino di Angiolo e Ludovico,  iniziò il suo percorso frequentando l’Accademia di Belle Arti di Firenze. Il suo stile fu, quasi inevitabilmente, influenzato da Silvestro Lega, assiduo frequentatore della villa di proprietà della famiglia Tommasi. Le sue opere furono espressione di un pieno naturalismo, dai toni luminosi di influenza impressionista.
Tra i suoi primi successi vi fu la premiazione con medaglia d’oro per il dipinto Il fischio del treno, esposto a Torino nel 1884 ed attualmente alla Galleriad’Arte Moderna di Roma.
Adolfo dimostrò un indiscutibile talento tanto nel disegno e nella prospettiva, quanto nel saper scegliere e modulare il colore. Le sue opere ottennero, dunque, un buon appoggio da parte della critica.
Successivamente partecipò, tra il 1899 e il 1901, alle Biennali di Venezia ed insegnò disegno presso l’Accademia Navale di Livorno.
Il soggetto prevalente delle sue opere fu, da sempre, il paesaggio toscano, in particolar modo la campagna, abitata dai suoi tradizionali protagonisti, intenti nello svolgimento delle loro attività quotidiane.

Ludovico Tommasi (1866-1941), fratello di Angiolo e cugino di Adolfo, nacque a Livorno. Decise d’intraprendere la propria carriera artistica in maniera diversa dal fratello, non conducendo i suoi studi prettamente in campo pittorico, ma iscrivendosi al Conservatorio di Firenze, presso il quale si diplomò in violino. Però, nonostante la sua differente formazione, avendo frequentato con continuità Silvestro Lega, finì per essere anche lui preda della passione per la pittura.
Il suo soggiorno forzato a Milano, a causa del servizio militare, lo portò a produrre moltissimi disegni, attraverso i quali riuscì ad affinare la propria tecnica.
Quando si ristabilì, nuovamente, a Firenze la sua tecnica aveva ormai raggiunto la totale maturità, la quale lo portò ad inseririsi pienamente all’interno dell’ambiente culturale della città e ad aderire, nel 1906, al Gruppo della Giovine Etruria.
Anche se all’inizio della sua carriera furono pochi gli onori ed i riconoscimenti, con il passare del tempo il suo linguaggio pittorico si fece via via più sciolto, influenzato dal divisionismo di Plinio Nomellini, riuscì ad incontrare i gusti del pubblico. Così, nel 1904, espose con il Gruppo dei Secessionisti presso Palazzo Corsini a Firenze e, nel 1905, fu tra gli artisti incaricati di decorare le sale dell’Esposizione dell’Arte Toscana.
Successivamente, diresse il suo interesse anche verso la grafica, in particolar modo l’acquaforte. Di ritorno da un viaggio in Romania, condotto negli anni Venti, si dedicò sempre più di frequente alla grafica, fino a fondare nel 1921 la Libera Scuola dell’Acquaforte, nei pressi dell’Accademia di Belle Arti di Firenze.

Angiolo Tommasi (1858-1923), fratello di Ludovico e cugino di Adolfo, nacque a Livorno, città nella quale compì anche i suoi primi passi nel mondo del disegno e della pittura, presso la Scuola Comunale di Disegno.
Si iscrisse poi all’Accademia di Belle Arti di Firenze.
Anche per Angiolo  la villa di famiglia fu un’inevitabile fonte di ispirazione e luogo di formazione, sia sul piano artistico che culturale.
Le sue opere raffigurano, soprattuto, paesaggi, spaziando dalla campagna alle coste toscane.
Nel 1885 si stabilì definitivamente a Firenze e ciò gli permise di partecipare con maggiore continuità alle Promotrici cittadine, ottenendo consensi da parte di critica e pubblico.
Nel 1899 ampliò i suoi confini, esponendo le sue opere a Buenos Aires. Tali dipinti furono commissionati dallo stesso governo argentino ed ispirati proprio da quei luoghi visitati dall’artista.
Rientrato in Italia, continuò a dedicarsi alla pittura di paesaggio ispirata, soprattutto, dalla sua frequentazione del Lago di Massaciuccoli dove usavano radunarsi numerosi artisti attorno alla figura di Giacomo Puccini.

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