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Guido Guidi

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Giovanni Malesci

Giovanni Malesci (1884-1969) nacque a Vespignano, piccolo borgo, il quale compone con gli altri il comune di Vicchio, nel Mugello. Le condizioni economiche familiari costrinsero il giovane Malesci ad iniziare molto presto la sua attività lavorativa come artigiano.
Il giovane artista sfruttò fin dal principio ogni momento libero a sua disposizione per dedicarsi a quella che divenne ben presto una delle sue più grandi passioni, cioè il disegno. I suoi schizzi colpirono sia i compaesani che il pittore fiorentino Raffaello Sorbi (1844-1931), il quale, dopo essere stato contattato da un amico della famiglia Malesci, espresse giudizi G. Malesci Paesaggio dell'Elbafavorevoli riguardo all’attività del giovane, cercando di spingere i suoi familiari a permettergli di sviluppare il proprio talento attraverso un percorso accademico. Le condizioni economiche familiari non permisero tuttavia a Malesci di lasciare Vicchio.
La svolta fondamentale per la sua carriera e per la sua vita fu l’incontro con un altro artista, di ben più grande talento, cioè Giovanni Fattori, il quale lo accolse gratuitamente nel suo studio, attorno al 1903, dopo aver visto alcune produzioni della giovane promessa. Il grande Artista toscano ebbe modo di vedere alcuni disegni e alcune crete modellate da Malesci e capì subito che doveva trattarsi di un giovane di talento.
Fattori, per la sua personale indole, decise di legarsi e spingere maggiormente gli studenti meno abbienti, molto spesso scelti da lui personalmente, che seguiva con attenzione, G. Malesci La casetta rosapretendendo continui miglioramenti. Così, il giovane Malesci, divenne presto molto caro al maestro, con il quale studiò circa sei anni, fino alla sua morte nel 1908. Malesci restò vicino alla figura di Fattori per tutta la sua vita, prima come allievo, legato da stima ed affetto, e successivamente come prosecutore della sua memoria.
L’insegnamento di Fattori fu rigoroso, basato prima di tutto sul disegno, con una particolare attenzione a cogliere le forme, i volumi, l’ombreggiatura, per poi passare al colore.
L’attività espositiva del giovane artista iniziò presso la Società per le Belle Arti di Firenze, tra il 1904 e il 1906. Per la sua partecipazione fu necessario possedere la qualifica di pittore, da lui ottenuta mediante un documento del Regio Istituto di Belle Arti di Firenze, firmato dal segretario, dal direttore e certificato dallo stesso Giovanni Fattori.
G. Malesci Un canale a VeneziaGiovanni Malesci iniziò a frequentare la casa del suo Maestro, entrando in confidenza ed amicizia. Così, nel 1908, quando Giovanni Fattori morì, egli scoprì di essere stato nominato suo erede universale. La notizia fu accolta positivamente, ma anche con il timore dell’essere all’altezza o meno di perpetuare la memoria del grande Artista, rispettandone le volontà. L’inattesa ed impegnativa eredità lo portò a lavorare costantemente per promuoverne la memoria presso pubblico e critica, contribuendo anche alla sua rivalutazione.
Negli anni seguenti continuò la sua attività espositiva in Toscana e contemporaneamente, spinto dal desiderio di promuovere il suo Maestro anche all’estero, nel 1913 organizzò una mostra, a lui dedicata, nella sala della Galleria L’Excelsior di Parigi, la quale avrebbe dovuto avere un seguito in altre capitali europee. Però, le voci ricorrenti sull’imminente scoppio della guerra spinsero Malesci a riportare in Italia le opere.
Si sposò nel 1915, ma già nel 1917 fu richiamato alle armi per dare il suo contributo alla patria. Non visse la guerra in prima linea, ebbe l’incarico di soldato semplice automobilista, ma l’esperienza del conflitto influenzò inevitabilmente la sua produzione. Lo documentano le opere realizzate, su supporti di fortuna, durante le pause concesse dal servizio, nel corso delle quali egli ritrasse ed abbozzò gruppi di soldati, figure, luoghi di combattimento e paesaggi vicini alla linea del fronte. In quanto pittore, gli fu commissionata anche la messa in sicurezza di un affresco di Giambattista Tiepolo, collocato sul soffitto di Villa Berti Soderini a Nervesa, operazione condotta tra reali pericoli, in quanto l’edificio fu esposto al fuoco nemico.
G. Malesci MergellinaCongedato nel 1919 fece ritorno nella sua terra, che in quello stesso anno fu colpita da un fortissimo terremoto, il quale fece sì che l’artista fosse coinvolto in diverse operazioni di salvataggio dei beni artistici, incaricato dalla Soprintendenza alle Gallerie di Firenze.
Negli anni successivi partecipò a diversi interventi di rilievo come: la Prima Biennale Romana del 1921, la Primaverile fiorentina del 1922 e le mostre-concorso Stiebbert e Ussi  sempre a Firenze nel 1924.
G. Malesci MandrioloIn questi anni, la vera prova fu per lui però nel1925, quando espose presso la Galleria Niccolini a Firenze, con circa ottanta dipinti, la prima vera grande mostra personale dell’artista.
Seguì un trasferimento a Milano, dove le sue opere stavano ottenendo già un discreto successo alla Galleria d’Arte L’Esame. Effettuò brevi soggiorni a Genova, Roma e le prime puntante nei Paesi Bassi, ma tornò a Milano, deciso a confrontarsi con una realtà nuova, più aperta. Qui nel 1929 espose in una personale alla Galleria Micheli, dove ebbe l’onore di essere presentato ed elogiato da Carlo Carrà. Il capoluogo lombardo divenne per lui una seconda patria, continuò la sua attività espositiva e venne consacrato soprattutto grazie alle esposizioni presso la Galleria Bolzani e alla pubblicazione della monografia a lui dedicata firmata da Giorgio Nicodemi.
In questi anni di intensa attività fece spesso ritorno nelle terre d’origine, ma si innamorò anche del Belgio, dei Paesi Bassi, della Bretagna e della Normandia, fonte d’ispirazione per un artista alla costante ricerca di nuove vedute, nuovi paesaggi e nuove condizioni luministiche da ritrarre.
L’ultima mostra dalui curata personalmente si svolse a Milano nel 1964, alla Galleria Vinciana, in cui colse l’occasione per festeggiare l’ottantesimo anno di età ed il sessantesimo di carriera.
Dopo essersi ritirato in Liguria, si spense a Milano nel 1969 durante uno dei suoi ritorni nella città ambrosiana.

G. Malesci Lungo mare a FollonicaAttraverso una acuta osservazione del reale Giovanni Malesci volle occuparsi di tematiche vere, desunte dalla quotidianità. Imparò dal suo maestro, Giovanni Fattori, ad accostarsi alla natura esprimendo la propria originalità, non caricando mai le sue opere di commozione e patetismo pur non apparendo mai arido. L’essere accolto presso lo studio di questo grande Artista fu per il percorso di Malesci una svolta fondamentale, G. Malesci Casolare mugellanodivenendone prima allievo prediletto e poi erede universale. Tutta l’opera di Giovanni Malesci viene considerata un fatto istintivo. Conducendo da solo le proprie esperienze arrivò autonomamente a determinati risultati, non ricorrendo a soluzioni già adoperate da altri. L’iniziale avvicinamento al vero, si tramutò in un controllo delle forme di cui si servì l’artista per le sue composizioni e mentre precedentemente attese l’ispirazione dalle cose stesse, successivamente iniziò a relazionare queste ultime con le sue sensazioni proprie. In questo modo ritraendo i suoi soggetti cercò di scavare nella personalità dei personaggi, nella solennità dei paesaggi e nella vitalità degli animali. Lungo la sua carriera furono soggetti ricorrenti a colpire il suo interesse come: i ritratti, i paesaggi e gli animali. Base imprescindibile e comune alle sue opere fu però il disegno, il quale secondo l’artista necessitava di minori accorgimenti rispetto alla pittura per essere eloquente, poichè questo era una diretta emanazione dell’artista, senza mediazioni. La grandezza del pittore stette nella capacità di inserirsi pienamente nei suoi temi, con un forte e sincero sentimento di adesione che ne guidò la mano, attraverso pennellate decise ingrado di trasmetterne gli stati d’animo.

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