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Guido Guidi

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Francesco e Luigi Gioli

Francesco Gioli (1846-1922) nacque a Settimio, nel pisano, fu allievo prima presso l’Accademia di Pisa e poi presso l’Accademia di Firenze.
F. Gioli Donna sugli scogliMolto presto fu attratto dai dettami macchiaioli e si distaccò dalla rigidità delle regole accademiche per seguire il movimento, senza però farsi travolgere dagli eccessi.
Dopo il premio ottenuto a Pistoia nel 1869, cosciente della necessità di rinnovarsi continuamente, senza però mai tradire se stesso, trovò la sua strada nello studio diretto ed appassionato della natura. Tele ricche di paesaggi, figure marine, ritratti, quadri di genere, trattati tutti con passione e maestria.
Le condizioni agiate gli permisero di lavorare quasi esclusivamente per sè, mai per il commercio e poco per le esposizioni. Nel 1914, alla ricerca di un giudizio sulla sua arte, espose numerose opere in una sala della Internazionale di Venezia, che vennero lodate fortemente dalla critica.

Luigi Gioli (1854-1947) nacque a San Frediano, fratello dell’altrettanto noto Francesco, dimostrò fin da giovane un fortissima passione per l’arte, che non potè coltivare fino a L. Gioli Via del passeggio a Livornoquando non concluse gli studi in giurisprudenza.
A contatto con il fratello fu attratto dall’arte dei Macchiaioli, prendendo parte alle animate discussioni sull’arte con amici e colleghi.
Partecipò a diverse esposizioni, a Parigi, Venezia e Milano, presentando opere dai soggetti agresti, soprattutto paesaggi ed animali, legati al contesto maremmano. Espose inoltre, all’Ottantesima Esposizione Nazionale di Firenze, in Palazzo Pitti nel 1927, e alla Galleria d’Arte Moderna a Roma.

Francesco e Luigi Gioli svolsero tutta la loro attività all’interno di un’area intrisa di cultura macchiaiola e postmacchiaiola. Francesco, il più anziano dei due, considerato da alcuni l’erede di Giovanni Fattori, iniziò ad esporre nel 1868, ovvero ancora in ambito macchiaiolo, anche se vicino al suo declino. Continuò però il suo percorso personale, autonomo ed eclettico, in parallelo con le mutazioni del nuovo linguaggio toscano in direzione postmacchiaiola. Per Luigi la lezione macchiaiola si tradusse, invece, in un rigore formale che, soprattutto agli esordi, lo avvicinò a Fattori, ma che poi venne molto spesso filtrato attraverso l’opera del fratello maggiore.
            F. Gioli Primavera
Francesco Gioli individuerà il genere prediletto nelle scene di vita quotidiana e di carattere popolare, ma lungo il suo percorso di formazione ebbe modo di assistere ad alcune esposizioni nei Salons parigini, accanto a Federico Zandomeneghi, nei quali grande successo, tra gli anni Sessanta e Settanta, ebbero gli interni con figure femminili. Questo soggetto fece presa su Francesco, che lo interpretò in chiave macchiaiola, come i suoi predecessori, facendo leva su di una forma intimistica di rappresentazione. Nei primi anni del Novecento, quando il filone naturalista passò di moda, egli si trovò spiazzato, per non aver avvertito l’esigenza di un mutamento repentino. Anche se egli proseguirà leL. Gioli L'abbeverata proprie ricerche e la propria attività, la critica tende, ancora oggi, ad enfatizzare soprattutto il periodo ottocentesco della sua opera.
Luigi Gioli non ebbe invece, una formazione accademica, estraneo alla sua produzione rimarrà sempre ad esempio il quadro di soggetto storico. Sarà invece attratto dagli episodo della vita cittadina, soprattutto agli esordi, per poi volgersi in direzione dei paesaggi, sotto l’influenza dell’arte di Fattori. Con il passare degli anni però la particolare sensibilità visiva, che caratterizzò buona parte della produzione artistica giovanile, cedette il passo ad una stucchevole maniera.
Le figure dei due fratelli vissero entrambe sotto l’influenza del complesso clima storico costituito dall’arte della “macchia” toscana, attraversando il passaggio dalle poetiche macchiaiole alla più complicata vicenda culturale dell’arte italiana nei primi vent’anni del Novecento, che investì anche il territorio toscano.

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