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Guido Guidi

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Alfredo Muller

Alfredo Muller (1869-1939) nacque a Livorno, città che lasciò presto per frequentare i corsi di pittura a Firenze e a soli diciasette anni espose alla I Mostra livornese.
Per problematiche finanziarie la famiglia si trasferì a Parigi, dove il giovane artista continuò ad arricchire la propria formazione. Il suo spirito risultò però irrequieto nei confronti dei rigidi dettami accademici, il che lo spinse a ricercare nuove soluzioni cromatiche e luministiche e a volgere l’attenzione verso gli artisti impressionisti. Iniziò così un fervente periodo di produzione artistica, criticata però dai colleghi italiani, perchè troppo legata all’operato di Monet. Muller mantenne sempre rapporti con la Toscana, esponendo alle Promotrici di Firenze e facendo tappa nella città periodicamente.
A. Muller PaesaggioAlla Promotrice del 1890-1891 Muller presentò sei opere in linea con il suo nuovo stile, già molto apprezzato dai alcuni dei giovani artisti a lui contemporanei, ma anche criticato da coloro che lo accusarono di aver tradito le proprie origini. Nonostante il costante dibattito attorno alla sua figura artistica, Muller continuò a presenziare sulla scena artistica fiorentina, e tornato a Parigi nel 1895 ribadì le sue scelte linguistiche entrando in rapporto diretto con gli artisti impressionisti, divenendo amico di Renoir, Lautrec e Cézanne. Soprattutto la conoscenza di quest’ultimo si rivelò determinante , poichè lo portò ad approfondire la ricerca suoi volumi, su forme compositive geometriche e a modificare il tratto della sua pennellata.
Lo scoppio della guerra mondiale lo portò nuovamente in Italia, dove la sua produzione parlava ormai un linguaggio pienamente in linea con quello di Cézanne, del quale contribuì a diffondere il culto in Toscana anche grazie alla pubblicazione di alcuni articoli di Soffici su “La Voce”.
Continuò senza sosta la sua attività espositiva, presso Roma, Firenze e le Biennali Veneziane, inoltre, la sua presenza artistica incise sempre profondamente sull’ambiente fiorentino, sviluppando anche schiere di imitatori.
Morì a Parigi nel 1939.

A. Muller Cleo de MerodeFondamentale per la sua carrira fu quindi il contatto con gli artisti francesi e con Monet in patricolare, che lo indirizzarono ad un linguaggio impressionista e che in Italia gli valse la critica di monettiano, ma si dovette certo a lui l’esportazione nella penisola delle nuove soluzioni luministiche sperimentate a Parigi.  Le sue opere furono caratterizzate dalla luminosità delle scelte cromatiche e dalla limpidezza degli accordi realizzati atraverso rapide pennellate. In realtà a guidare l’opera di Alfredo Muller non fu un programma univoco, ma una libera ispirazione all’estetica impressionista, che ad esempio nelle sue prime opere risparmia il cielo, ancora scandito da una campitura compatta. Rinnovò lungo tutto il corso della sua carriera la promessa di fede all’Impressionismo, attraverso un uso sempre personale ed innovativo del colore, ed attraverso sapienti giochi luministici.

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