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Guido Guidi

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Giovanni Fattori incisore

Anche se risulta difficile crederlo, l’attenzione rivolta al corpus della produzione incisoria di Giovanni Fattori è stata piuttosto tardiva. Per la realizzazione del primo vero e proprio catalogo ragionato sull’attività del grande Maestro, è stato necessario attendere fino al 1983, anno della pubblicazione del testo Giovanni Fattori. L’opera incisa, curato da Andrea Baboni ed Anna Allegranza Malesci, vedova dell’erede universale dell’Artista.
G. Fattori Carica di cavalleria
Proprio a Giovanni Malesci, artista egli stesso, si devono i primi importanti tentativi di promozione dell’opera incisa fattoriana. Dell’artista livornese, infatti, venivano ricordati soltanto i magnifici dipinti, senza curarsi di quella che fu per lui un’attività, certamente sviluppata in età matura, ma altrettanto notevole dal punto di vista tecnico e stilistico.
La critica, tende oggi a collocare gli esordi dell’attività di Fattori come incisore attorno agli anni Ottanta dell’ottocento, in concomitanza con la sua prima importante commissione in questa direzione, ovvero la versione all’acquaforte del celebre dipinto Carica di cavalleria nel 1883 da parte della Società per le Belle Arti di Firenze. A questo seguì, nel 1884, la tiratura di 20 sue litografie presso la Cromo-Lito-Pistoiese.
La prima esposizione di acqueforti presso il grande pubblico avvenne nel 1888, in occasione della Prima Esposizione di Belle Arti di Bologna, nella quale 21 dei suoi fogli furono acquistati per la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, ed altri 6 dal Ministero della Pubblica Istruzione. Fra le 21 incisioni acquistate a Bologna vi era poi Bovi al carro (Maremma), la quale, inviata in Francia a sua insaputa, ottenne la medaglia d’oro all’Esposizione Universale di Parigi.
Divenne poi membro della Commissione artistica della Calcografia Nazionale di Roma, carica che ricoprì fino al 1905.
      G. Fattori Bovi al carro (Maremma)
Per quanto riguarda le tirature, quando Giovanni Fattori era ancora in vita, esse non furono mai regolari ed egli non fece eseguire mai serie numerate. Inoltre, la firma compare spesso incisa nella lastra e solo raramente a matita o ad inchiostro, Agli inizi stampò soprattutto da solo, utilizzando un piccolo torchio regalatogli da Cristiano Banti, allo scopo di verificare i risultati del proprio lavoro. Sappiamo però che dagli anni Ottanta iniziò a fare eseguire tirature più regolari e che nell’ultimo decennio del secolo, avendo ormai raggiunto un certa fama, si servì soltanto di tipografie qualificate. Fattori, inoltre, dietro alla spinte dei riconoscimenti ottenuti, raccolse in un album un gruppo di acqueforti da mostrare ai possibili acquirenti.

Più intensiva è stata l’attività di tiratura delle incisioni dopo la morte di Giovanni Fattori, tanto da portarlo ad essere finalmente riconosciuto dalla critica e dal pubblico, come uno dei maggiori incisori italiani dell’Ottocento, anche se, risulta ancora oggi difficile ricostruire gli sviluppi di queste stampe in ordine cronologico.
Ancora una volta protagonista dell’attività promozionale del suo grande Maestro fu Giovanni Malesci, il quale, dopo aver esposto 25 acqueforti, insieme ai dipinti portati presso la Galleria Excelsior di Parigi, decise di dare alle stampe 164 lastre (per un totale di 166 fogli, perchè due incise anche sul verso) nel 1925 in occasione del centenario dalla nascita di Giovanni Fattori. Le 164 lastre giudicate meglio conservate, furono scelte tra le 178 ritrovate nello studio di Fattori stesso. Così furono eseguite 2 tirature da 50 esemplari presso l’editore Benaglia di Firenze, a seguito delle quali le matrici furono donate al Gabinetto dei Disegni e delle Stampe degli Uffizi.
Nel 1958, dietro al permesso di Malesci, fu eseguita una nuova tiratura, in 10 cartelle, delle 164 lastre ad opera della Calcografia Nazionale di Roma, in occasione del cinquantenario della morte di Giovanni Fattori. A queste fu aggiunta anche la tiratura di 10 lastre inedite, rimaste escluse nel 1925 perchè giudicate troppo rovinate.
Di queste 10 matrici inedite fece seguito un’ulteriore tiratura nel 1970, in 30 cartelle numerate, ad opera dell’editore Vallerini di Pisa, sotto la promozione ed il controllo della vedova Malesci, Anna Allegranza Malesci. Le 10 lastre furono poi annullate e consegnate presso il Gabinetto dei Disegni e Stampe degli Uffizi di Firenze, anch’esse con il divieto di ristampa, come le precedenti.
L’opera incisoria di Fattori oggi nota arriva così ad un totale di 174 lastre conosciute (14 in rame e 160 in zinco) per un totale di 176 incisioni, alle quali vanno aggiunte altre 8 incisioni, le cui lastre sono oggi perdute, forse stampate dallo stesso Maestro.

Dal punto di vista tecnico Giovanni Fattori si servì certamente di strumenti “poco” accademici, come l’ago da materassaio o il punteruolo, ma seppe rinnovare il linguaggio dell’incisione, staccandolo dal semplice rango di attività artigianale, servendosi della lastra come un foglio, sul quale imprimere le proprie impressioni, con rapidità di tratto ma con un segno indelebile ed intenso.
Le sue tavole appaiono costruite come una dura trama di segni intricati, spinosa, in grado però di tramutarsi sul foglio in un disegno unitario ed omogeneo, nel quale il contrasto tra i chiari e gli scuri crea effetti di luce capaci di vivificare l’immagine. Tratto rapido e spezzato, da alcuni considerato privo di raffinatezza tecnica, è però accompagnato da quella geniale intuizione che caratterizza tutta l’opera di Giovanni Fattori, capace di superare ciò che avrebbero potuto fare anni e anni di ricerca tecnica.
Come per i suoi dipinti, i soggetti ricorrenti sono i protagonisti della vita vera, impegnati sui campi agricoli o sui campi di battaglia, circondati sempre da una natura indagata con attenzione, in alcuni casi unica e sola, ma quasi sempre segnata dal passaggio dell’uomo. Forse, proprio a causa dell’assenza di procedimenti prestabiliti, egli è capace di reinventarsi ogni volta in soluzioni tecniche perfettamente adatte al tema da svolgere ed alle necessità espressive ricercate.

La critica si è oggi resa conto dell’importanza di questa fase della produzione artistica di Giovanni Fattori, la quale, seppur condotta in età matura, non subì mai allentamenti da parte dell’artista, risultando inoltre funzionale a comprendere sempre meglio gli sviluppi pittorici di quegli anni. Il nostro desiderio è quello di sottolineare l’altissimo livello artistico di queste opere, che ebbero per l’artista un interesse primario in questi anni.   Esse    hanno
tutta la complessità ed il carattere delle sue opere pittoriche, raffigurano scene compiute, mai semplificate, ma studiate nel minimo dettaglio, tanto da poter essere considerate dei veri e propri quadri.

Per appassionati e collezionisti interessati ad approfondire l’argomento, è possibile scaricare un Ebook in merito, in seguito all’iscrizione al portale stesso, nella pagina seguente. Il testo tratta più approfonditamente gli aspetti qui accennati relativi all’attivitità incisoria di Giovanni Fattori, ponendo particolare attenzione alla questione delle cosiddette tirature “postume”, soprattutto quelle edite da Vallerini nel 1970, allo scopo di facilitare la scoperta e la consultazione dell’intricato mondo delle incisioni fattoriane.

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