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Guido Guidi

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Pittori combattenti

Già dalla prima metà dell’Ottocento la rappresentazione pittorica delle guerre contemporanee era entrata a fare parte del cosiddetto genere storico, anche grazie alla circolazione di modelli, che riprodotti a stampa, divennero popolari in tutta Europa. Tra questi modelli vi furono anche le opere dei pittori americani di fine Settecento, i quali furono tra i creatori di un nuovo tipo di pittura, che fosse in grado di esprimere l’eroismo della contemporaneità, celebrando i giovani combattenti dei neonati Stati Uniti d’America, ovvero la più giovane repubblica.
Rivolgendosi all’Europa, è possibile notare che anche i conflitti avvenuti durante l’età napoleonica iniziarono ad essere documentati con un nuovo realismo ed un nuovo e più vivo interesse nei confronti degli accadimenti contemporanei. Questo portò al fiorire in Francia di uno specifico genere di pittura militare, dall’intento celebrativo e di grande formato.
In Italia il genere storico e militare non fu estraneo all’allora dominante genere romantico, ma quando i fatti militari e gli eventi rivoluzionari del 1848-1849 ne presentarono l’occasione, i pittori italiani si fecero cogliere impreparati. Gli slanci, le delusioni, i sentimenti dei conflitti bellici italiani, furono restituiti soltanto dalle pagine dei giornali illustrati, attraverso un linguaggio rapido, ma estremamente efficace, che ebbe a modello i precedenti francesi.
Bisognerà aspettare l’Italia pienamente risorgimentale per poter parlare di veri e propri pittori soldato, in grado di riportare con fedeltà i vari momenti del conflitto bellico, ma con una particolare attenzione anche ai risvolti quotidiani e alla componente umana.
Uno tra i primi e più importanti rappresentanti del genere fu Gerolamo Induno, partecipe dello slancio patriottico depose il pennello per arruolarsi, pur rimanendo cronista, attraverso le sue opere, degli eventi contemporanei. Nel 1855, l’artista decise di imbarcarsi al seguito dell’esercito di Vittorio Emanuele verso la Crimea, guerra internazionale in cui furono coinvolte tutte le potenze e destinata ad avere una vastissima risonanza, celebrata anche attraverso le sue opere. Induno inoltre, ottenne l’esclusiva dal Ministero della Guerra del Regno di Sardegna per realizzare una serie di ventiquattro Panorami, che tradotti in litografia, furono destinati ad un Album celebrativo della spedizione del 1857. Tra le opere più celebrate di questi anni, anche dai contemporanei, va ricordata la Battaglia della Cernaja, la quale inserisce nella pittura italiana la rappresentazione di una guerra aggiornata, memore dei modelli dei predecessori francesi, di respiro internazionale.

G. Induno La battaglia di Cernaia
La composizione ideata da Induno risulta davvero originale, con lo svolgersi del conflitto, ormai alla sua conclusione, sullo sfondo e sul primo piano la collocazione di due gruppi contrapposti. Al centro si crea così lo spazio per l’inserimento dei personaggi ufficiali, come il generale La Marmora ed il suo stato maggiore a cavallo intenti ad osservare lo svolgersi del conflitto. Nella sua opera Induno riesce a porre sullo stesso piano i vari protagonisti del conflitto, i ritratti dei personaggi ufficiali, collocati accanto ai volti degli eroi anonimi.
Quest’opera sembra anticipare quello che sarà il sistema espressivo di un altro grande cronista dei conflitti risorgimentali, ovvero Giovanni Fattori. Come molti artisti della metà dell’Ottocento e come la maggioranza di coloro che aderiranno al gruppo fiorentino dei Macchiaioli, anche Fattori si arruolò e combattè per la propria nazione. Le sue opere restarono però tra le più celebrate ed apprezzate, per la sottile capacità di cogliere l’aspetto più umano del conflitto.
Grandi opere come Il campo italiano dopo la battagli di Magenta, proposta ancora in fase di bozzetto al Concorso Ricasoli, aprirono a Fattori una lunga e consacrata carriera di pittore ufficiale, fu l’unico tra i compagni Macchiaioli, che pure combatterono e portarono il loro contributo alla pittura militare.

G.Fattori Il campo italiano dopo la battaglia di Magenta
L’unicità dell’artista stette nel riuscire a fare di tutti i partecipanti agli scontri i protagonisti, con un intento che non fosse di carattere celebrativo e ufficiale, ma in grado di riportare la fatica ed il dolore di questi eroi comuni.
L’opera di Fattori venne messa a confronto con quella omonima di Induno durante l’Esposizione di Firenze del 1861, consentendo così di cogliere affinità e differenze di due diversi modi di intendere la pittura militare.

G.Induno La battaglia di Magenta
Induno, a differenza di Fattori che sceglie di mostrarci una scena tratta dalle retrovie al termine del conflitto, decide di celebrare gli eventi della vittoria francopiemontese sull’esercito austriaco, che poi portò alla liberazione di Milano. La composizione vede al centro gli austriaci in giacca bianca, costretti alla resa dallo schieramento francopiemontese collocato ai lati. L’esecuzione è precisa, l’intento cronachistico restituisce con chiarezza gli episodi culminanti del conflitto. Fattori puntò invece, sugli aspetti più crudi ed emozionali della vicenda, non concentrandosi sugli episodi dello scontro, ma sui suoi più umili protagonisti.
Immagini nuove, affollate dai personaggi del popolo, che spesso collocano lo scontro sullo sfondo, per lasciare spazio alla sofferenza e alla gloria degli uomini veri.
Tra i cosiddetti pittori soldati vi furono appunto molti artisti Macchiaioli, i quali resteranno profondamente colpiti e segnati dalle esperienze di guerra e successivamente delusi dalle fallite promesse spinte da ideali democratici e repubblicani. Elementi che porteranno alcuni di essi a volgere il proprio stile in direzioni differenti ed altri ad allontanarsi sempre di più da un contesto politico e sociale nel quale non si riconobbero. Questi pittori combattenti accompagnarono i travagli dell’Italia ottocentesca, diventandone protagonisti in prima persona. Nel 1859 combatterono nella seconda guerra d’indipendenza Telemaco Signorini, Diego Martelli e Odoardo Borrani. Giuseppe Abbati prese invece parte con Garibaldi alle imprese per la liberazione del Mezzogiorno, perdendo anche un occhio in battaglia. Nel 1866 anche Martelli e Federico Zandonmeneghi combatterono come Abbati al fianco di Garibaldi. Lo stesso Raffaello Sernesi, combattendo lo stesso anno, morì giovanissimo sul campo di battaglia per una ferita ad una gamba.
I Macchiaioli nacquero comunque con il Risorgimento, lo seguirono e ne condivisero gli ideali. Senza questo clima ideologico e politico non sarebbero potute svilupparsi alcune concezioni estetiche ed ideologiche del gruppo, che successivamente agli eventi bellici seppe proseguire il proprio percorso rinnovandosi nella vita come in pittura.

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