marzo: 2017
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Guido Guidi

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Giuseppe Mazzini

Tra i molteplici soggetti trattati dagli artisti macchiaioli, si coglie l’assenza di una ritrattistica di tipo celebrativo. Unico personaggio politico di notevole rilevanza ad essere ritratto fu Giuseppe Mazzini, colto però purtroppo, a sua insaputa, sul letto di morte (Silvestro Lega Mazzini Morente). A ritrarlo fu Silvestro Lega, mazziniano convinto, che non appena ricevette la triste notizia si precipitò a Pisa. Il ritratto fu eseguito tra il 1872 e il 1873 ed esposto nelle sale dell’Accademia delle Arti del Disegno a Firenze.
Ponendo il dipinto a confronto con la contemporanea statuaria di soggetto patriottico e celebrativo esso si pone in netto contrasto. Il soggetto ritratto è estremamente commovente, non abbiamo nulla di trionfalistico, ma ci troviamo semplicemente di fronte ad un uomo comune colto nell’istante dell’abbandono della vita. Privo della consueta S. Lega Mazzini morenteretorica che da sempre ha accompagnato, fin dal passato, i compianti funebri, Mazzini, avvolto nella sua vestaglia, sembra quasi assorto in un sonno profondissimo. Il dipinto si trova in completo accordo con quelli che furono i caratteri della rivoluzione macchiaiola, ovvero in netta lontananza dal clima ufficiale e celebrativo.
Lega, come altri artisti del gruppo dei macchiaioli, sostenne fortemente le volontà repubblicane di Mazzini, in contrasto con l’ideale unitario e monarchico di Cavour, anche se quest’ultimo alla fine sarà quello vittorioso. Mazzini e Lega in questo modo si troveranno accomunati dall’essere entrambi dalla parte degli sconfitti.
Uno degli obiettivi primari del Risorgimento fu il ricongiungimento morale e civile dell’Italia all’Europa, che trovò uno dei suoi più convinti interpreti proprio in Giuseppe Mazzini. Egli desiderava volgere lo sguardo verso l’Europa intera, non soltanto verso la Francia, come era stato per tutto il Settecento. Anzi, attaccò spesso l’originalità dell cultura francese, da lui accusata di saccheggiare le idee prodotte altrove per poi rielaborarle ed esportarle come proprie. Le sue motivazioni non furono spinte del rifiuto dei contenuti individuali ed identitari della penisola, ma dalla consapevolezza della necessità di uscire dall’isolamento intellettuale, per collaborare ad un progresso che sarebbe divenuto tale da riguardare tutti i paesi europei.
Mazzini si espresse anche in merito al campo dell’arte, ma fu talmente ancorato alla sua ideologia politica, tanto da non concedere nessuna autonomia alla creazione artistica. Egli la investì di una missione che ne faceva lo strumento per la costituzione dell’unità nazionale e dell’associazione internazionale tra i popoli. L’arte doveva essere strumento di promozione del progresso collettivo. L’arte non doveva essere intesa come semplice evasione disimpegnata, nè l’artista doveva chiudersi in se stesso per dare vita al processo creativo, esso doveva calarsi nella società e spronare l’uomo ad agire.

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