agosto: 2017
L M M G V S D
« Gen    
 123456
78910111213
14151617181920
21222324252627
28293031  

ARTISTA DEL MOMENTO:

Link to Guido Guidi

Guido Guidi

Guidi Guidi Guidi_cavalleria_olio-su-tavola_50x70 Guidi

Contesto storico italiano

Il periodo che si colloca alla metà dell’Ottocento è riconosciuto come momento nella quale, in Italia come in Europa, si sviluppò una coscienza politica nazionale, soprattutto tra la borghesia, favorita dalla diffusione delle idee liberali di stampo illuministico, cresciute già nel secolo precedente, ed esaltate dagli episodi della Rivoluzione francese.
Il primo input per il popolo italiano fu dettato dalla discesa di Napoleone nella penisola, attraverso la I Campagna d’Italia nel 1796, il quale, dopo aver deposto i sovrani precedenti ed illuso le speranze dei patrioti italiani, creò repubbliche su modello francese.
G. Induno L'imbarco a Genova del generale Giuseppe GaribaldiIn realtà, la nascita di una comune coscienza nazionale in grado di riunire gli animi della popolazione fu un processo lungo e non unitario, supportato però dal diffuso desiderio di migliorare la situazione sociale ed economica, approfittando anche delle innovazioni nel campo tecnico ed industriale, già sviluppatesi nel secolo precedente, e dalla volontà di superare la frammentazione interna della nazione, accompagnata dalla speranza di costituire un nuovo ideale di patria, che fu alla base della nascita di un nuovo Stato Nazionale.
           
            G. Induno La partenza dei coscritti nel 1866

Nei primi decenni del secolo, tra il 1820 ed il 1830, si sviluppò il fenomeno delle società segrete, che portarono alla nascita delle due correnti di pensiero principali che animarono gli anni successivi, cioè quella democratica e quella moderata.
In Italia, anche dopo il Congresso di Vienna (avvenuto tra l’1 novembre 1814 e l’8 giugno 1815, vide la partecipazione delle più importanti nazioni europee allo scopo di ridefinire l’assetto dell’Europa dopo l’avventura napoleonica), continuarono a serpeggiare tra i salotti borghesi gli ideali rivoluzionari francesi, nei quali, nascondendosi dietro al pretesto dell’incontro letterario, crebbero gruppi di stampo massonico, sul modello delle società segrete.
La principale associazione politica segreta italiana fu quella della Carboneria, la quale ebbe origine a Napoli nel 1814, allo scopo di opporsi alla politica filonapoleonica di Gioacchino Murat e dopo la caduta di quest’ultimo con la successiva presa del potere da parte di sovrani imposti dalle truppe austriache, la Carboneria si diffuse in tutta la penisola assumendo un carattere cospiratorio, costituendosi in gruppi spinti da desideri rivoluzionari. I vari moti sviluppatisi assunsero nei diversi Stati italiani caratteristiche differenti, pur avendo come scopo comune la progressiva liberazione dai regimi di stampo assolutistico.
Per cercare di ripristinare l’ordine presso gli Stati che furono oggetto di sollevazioni, le potenze europee della Quadruplice alleanza (Impero Austriaco, Gran Bretagna, Regno di Prussia ed Impero Russo) si riunirono, nel 1820, nel Congresso di Troppau e nel successivo Congresso di Lubiana, nel 1821, dove Ferdinando I chiese l’intervento militare austriaco, che sconfisse le truppe francesi, tradendo gli impegni presi con il parlamento napoletano di difendere la costituzione.
Le repressioni dei moti spinsero all’esilio molti dei patrioti italiani, i quali proseguirono all’estero la propria azione, impegnandosi a livello propagandistico e costituendo legami con le potenze straniere interessate alla causa italiana.
Dagli anni Trenta si impose come figura dominante in Italia Giuseppe Mazzini (1805-1872), il quale divenne prima membro della Carboneria e poi, per via della sua attività e dei suoi ideali, fu costretto a lasciare la penisola, nel 1831, per recarsi a Marsiglia, dove fondò la Giovine Italia, allo scopo di riunire le spinte patriottiche a favore della costituzione di uno stato italiano unitario e repubblicano, in grado di presentarsi accanto alle avanguardie europee.
Anonimo Scena delle Cinque giornate di MilanoTra i primi a condividere l’ideale mazziniano ci fu Giuseppe Garibaldi (1807-1882), il quale, dopo aver partecipato ai movimenti rivoluzionari piemontesi, fu condannato a morte e costretto a fuggire in Sud America, dove proseguì la sua attività rivoluzionaria. Intanto, in Italia, le lotte mazziniane fallirono, sia per la mancanza di un vero coordinamento, sia per la generale indifferenza delle masse.
Contemporaneamente però, in Europa, gli anni tra il 1847 ed il 1848, denominati la “Primavera dei popoli”, videro il sorgere di vari movimenti rivoluzionari. In Italia questi anni furono segnati dalla decisione, da parte del Regno di Sardegna, di farsi promotore dell’unità italiana, il cui primo passo fu segnato dalla Prima Guerra d’Indipendenza, di carattere antiaustriaco, scoppiata nell’occasione rivoltosa delle cosiddette Cinque giornate di Milano, che si concluse con il ripristino della situazione precedente.
Una nuova importante fase in direzione del processo di unificazione avvenne tra il 1859 ed il 1860, anni caratterizzati dall’alleanza tra la Francia di Napoleone III ed il Regno di Sardegna siglata dagli Accordi di Plombieres, i quali però non prevedevano la completa unificazione della penisola.
Il 10 gennaio 1859 Vittorio Emanuele II nel discorso della Corona al Parlamento scagliò accuse contro il malgoverno austriaco, auspicando l’induzione ad uno scontro bellico, che avrebbe costretto, secondo gli accordi, Napoleone III a scendere in campo al fianco dei piemontesi. Intanto, Garibaldi venne autorizzato a condurre una campagna di arruolamento di volontari nei Cacciatori delle Alpi, nuova formazione militare regolarmente incorporata nell’esercito sardo.
F. Hayez Ritratto di Camillo Benso conte di CavourL’Austria, da parte sua, vide dietro alle azioni italiane una provocazione al confronto. Dopo alcuni mesi nei quali sembrò possibile raggiungere una pacificazione, gli austriaci posero l’ultimatum al Piemonte, con l’ingiunzione di disarmare l’esercito e il corpo dei volontari. In risposta alla minaccia austriaca, Cavour determinato a voler resistere, provocò così una dichiarazione di guerra nei confronti del Piemonte. Il 12 maggio del 1859 anche Napoleone III fece il suo ingresso nel conflitto. Si susseguirono, nei mesi successivi, una serie di vittorie franco-piemontesi, segnate però da ingenti perdite di uomini, mentre i Cacciatori delle Alpi, guidati da Garibaldi, proseguirono alla conquista di diverse città del nord Italia, avanzando in direzione del Veneto.
Napoleone III però, spinto dalla paura che non fossero rispettate le condizioni degli Accordi di Plombieres in merito alla spartizione dei territori italiani, accettò di firmare la pace con l’imperatore Francesco Giuseppe d’Asburgo, nel luglio del 1859, con la quale veniva concessa ai piemontesi solo la Lombardia, in cambio dell’abbandono delle terre già occupate nel Veneto e della rinuncia a soddisfare richieste di annessioni. Anche Vittorio Emanuele II si vide costretto ad accettare queste condizioni. Cavour colse l’occasione per offrire a Napoleone III la Savoia e il Nizzardo, in cambio del riconoscimento francese delle annessioni dell’Emilia e della Toscana, che entrarono così a far parte del Regno di Sardegna.
Il successivo progresso verso l’unità fu la cosiddetta spedizione “dei Mille” garibaldini verso il Sud Italia. Il gruppo, costituito da volontari provenienti in massima parte dalle regioni settentrionali e centrali italiane, appartenenti ai ceti medi, artigiani ed operai, ebbero, soprattutto nella fase iniziale, un deciso appoggio da parte dei contadini siciliani in rivolta contro il governo borbonico.
G. Fattori Garibaldi a PalermoMentre Garibaldi continuava la sua avanzata da sud, le truppe sarde si diressero verso lo Stato dell Chiesa, scontrandosi con l’esercito pontificio, ottenendo la vittoria che portò all’annessione delle Marche e dell’Umbria. Dopo la vittoria ottenuta a Castelfidardo, si potè pensare di poter parlare realmente di Regno d’Italia, in quanto fu possibile unire politicamente le regioni del nord e del centro, confluite nel Regno di Sardegna in seguito alla Seconda Guerra d’Indipendenza, alle regioni meridionali conquistate da Garibaldi e definitivamente sottratte ai Borbone.
Successivamente, grazie alla pressione di Cavour e alla nuova annessione di Marche ed Umbria alla monarchia sabauda, anche Garibaldi, nonostante le sue idee repubblicane, non si oppose all’unione dell’ex Regno delle Due Sicilie al futuro Stato unificato italiano. Tale unione fu ufficialmente formalizzata tramite il referendum del 21 ottobre 1860.
Il 17 marzo 1861 il Parlamento subalpino proclamò Vittorio Emanuele II “re d’Italia, per grazia di Dio e volontà della nazione”. Cavour nel suo primo discorso al Parlamento suggerì la linea politica di “Libera Chiesa in libero Stato”, affinchè Roma, di fatto ancora capitale dello Stato Pontificio, diventasse capitale del nuovo Stato. Il nuovo Stato mantenne lo Statuto Albertino, cioè la costituzione concessa da Carlo Alberto nel 1848, che rimase in vigore fino al 1946.

Word PDF    Invia l'articolo in formato PDF